Comunicato Stampa

 

 

Data: 8 gennaio 2020

 

 

Il gruppo petrolifero Napag Trading Limited e l’Amministratore Delegato Francesco Mazzagatti avviano un’azione legale contro i quotidiani italiani L’Espresso e Il Fatto Quotidiano

 

 

La Napag Trading Limited e il suo Amministratore Delegato, Francesco Mazzagatti, hanno avviato una causa per diffamazione nei confronti de L’Espresso e de Il Fatto Quotidiano, in relazione agli articoli pubblicati nei mesi di ottobre e novembre 2019.

 

Gli articoli sono pesantemente diffamatori nei confronti di Napag Trading Limited e del signor Mazzagatti, ivi comprese le false accuse di aver concluso operazioni relative a petrolio proveniente da paesi sanzionati nonché operazioni illecite con la società italiana ENI. Alcuni degli articoli hanno anche falsamente sostenuto che Napag Trading Limited fosse utilizzata e gestita da Piero Amara.

 

La Napag Trading Limited e il signor Mazzagatti negano tali accuse infondate e false con estrema fermezza. Essi ribadiscono che tutte le attività svolte da Napag Trading Limited e dalle società del gruppo Napag sono condotte e gestite dai rappresentanti delle società, e in conformità con tutte le leggi e i regolamenti applicabili.

 

Si allega al presente comunicato stampa una confutazione dettagliata.

 

La Napag Trading Limited e il sig. Mazzagatti sono rappresentati da Nigel Tait (Nigel.Tait@carter-ruck.com).

 

 

 

Allegato al comunicato stampa: confutazione dettagliata

 

  1. È falso che Napag abbia mai operato in settori industriali diversi dalla commercializzazione di prodotti petroliferi e petrolchimici. Quando la società è stata costituita dal sig Mazzagatti nel 2012, le sono stati assegnati un numero molto elevato di codici di attività. Questa è una prassi consueta in Italia, in quanto consente ad un’azienda una maggiore flessibilità nello sviluppo del proprio business – è sufficiente una conoscenza di base del modo in cui le aziende italiane sono registrate per capire che un’azienda è normalmente registrata in modo inclusivo per non imporre limiti inutili nel caso in cui decidesse successivamente di espandere o modificare le proprie aree di attività. Anche l’implicazione che Rocco Mazzagatti fosse o sia stato coinvolto con Napag Italia è falsa. Non era (e non è) coinvolto.
  2. È falso che l’ Avv. Amara ed il dott. Des Dorides abbiano concluso accordi per conto di Napag: nessuno dei due ha mai fatto una cosa del genere. All’epoca dei fatti, Napag era accreditata come controparte di ENI. Alessandro Des Dorides e d altri traders hanno agito per conto di ENI in alcune delle trattative tra Napag ed ENI. In nessuna fase il dott. Des Dorides ed i traders che riportavano a lui hanno agito in nome e per conto di Napag. Agivano per conto della controparte di Napag, (ENI), rappresentando quindi interessi diversi da quelli di Napag. Come meglio specificato di seguito, l’ Avv. Amara ha agito per un certo periodo come avvocato esterno di Napag Italia SRL, ma non era autorizzato a stipulare (e non ha stipulato) alcun contratto per conto di Napag.
  3. È falso che tre Procure della Repubblica (Messina, Roma e Milano) abbiano iniziato ad indagare su Napag nel 2018: a seguito delle indagini effettuate da Napag presso le Procure competenti, si è avuta conferma che è in corso una sola indagine, svolta presso la sede di Milano a seguito di un trasferimento dalla sede di Roma. Napag e il sig. Mazzagatti sono fiduciosi che da tale indagine non emergeranno elementi per ulteriori azioni nei loro confronti.
  4. È falso che il certificato di qualità relativo al carico di petrolio della White Moon sia scomparso: Napag conserva una copia del certificato, di cui tutte le parti interessate hanno ricevuto una copia.
  5. È falso che durante l’incontro in data 9 giugno 2019 i dirigenti ENI Francesco Galdenzi e Stefano Ballista abbiano incontrato a Londra il rappresentante di Oando, Omamofe Boyo, e abbiano messo in discussione la qualità del carico di petrolio della White Moon. Il presunto contenuto della conversazione (durante la quale il sig. Boyo avrebbe informato i rappresentanti ENI che Napag Trading Limited aveva fornito il carico a Oando, che erano stati presi accordi con il dott. Des Dorides per conto di Napag Trading Limited, ma che a Oando era stato chiesto di coprire il coinvolgimento del dott. Des Dorides è altrettanto falso. Il signor Boyo nega di averlo mai detto, così come nega l’esistenza di questa conversazione, ed è disposto a fornire prove in tal senso.
  6. È falso che alla data di pubblicazione del secondo articolo de L’Espresso, il 25 ottobre 2019, Napag non avesse ancora depositato il bilancio consolidato: questo è stato depositato il 22 ottobre 2019, entro il termine consentito dalla Companies House (scadenza il 29 ottobre 2019).
  7. È falso che il sig. Mazzagatti e sua moglie, la sig.ra Al Matrook, non siano registrati allo stesso indirizzo. Il secondo articolo de L’Espresso fa esplicito riferimento alla legge degli Emirati Arabi Uniti che proibisce alle coppie non sposate di vivere insieme, implicando così che la coppia non è di fatto sposata. Questo non è vero – il sig. Mazzagatti e la sig.ra Al Matrook sono sposati, e vivono allo stesso indirizzo negli Emirati Arabi Uniti con la loro figlia. I due indirizzi individuati dalla documentazione amministrativa aziendale sono di fatto solo indirizzi postali alternativi della stessa villa. Se fossero stati effettuati controlli adeguati o se la questione fosse stata sollevata con Napag o con il sig. Mazzagatti prima della pubblicazione, tale penosa accusa (con i rischi specifici che comporta negli Emirati Arabi Uniti) avrebbe potuto essere evitata.

Fatti reali

 

Francesco Mazzagatti ha fondato Napag Italia in Italia nel 2012.

 

Napag Italia è stata sostenuta da un programma di incentivazione del governo, volto a favorire gli investimenti diretti esteri, ed è cresciuta abbastanza rapidamente.

 

Lo sviluppo del Gruppo Napag

 

A seguito della sua crescita, i proprietari di Napag Italia hanno deciso che per sviluppare al meglio il business della commercializzazione internazionale del petrolio sarebbero state necessarie ulteriori aziende oltre che le norme italiane ed il sistema bancario italiano e’ inadeguato per questo tipo di attivita’. A Londra è stata costituita Napag Trading Limited e a Dubai è stata costituita Napag Middle East FZCO.  Londra è il centro globale del trading petrolifero, mentre Dubai fornisce l’accesso al mercato del Medio Oriente.

 

Napag Trading è la società capogruppo, mentre entrambe le altre società sono sue controllate. Napag Trading viene costituita in Inghilterra, ed è registrata per le attività relative alla vendita all’ingrosso di petrolio, prodotti petroliferi e altri combustibili e prodotti correlati. Napag ha soddisfatto tutti i requisiti di registrazione e societari nel Regno Unito, come evidenziato sul sito web della Companies House, accessibile al pubblico.

 

Napag è di proprietà di Francesco Mazzagatti e di sua moglie. Non vi è alcuna forma di comproprietà, né di proprietà nascosta dell’azienda.

 

Presunti legami con Simest

 

Nel 2015 Napag Italia ha proposto un progetto per la costruzione di un centro logistico nella Zona Franca del porto di Dubai. Nell’ambito di questo investimento di 2 milioni di euro, Napag Italia ha ricevuto da Simest un finanziamento di 500.000 euro (finanziamento che è stato interamente rimborsato, con gli interessi). Ciò non è inusuale – Simest è una società pubblica, controllata dalla Cassa Depositi e Prestiti italiana, parzialmente posseduta dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, che sostiene le imprese italiane le cui attività comportano investimenti diretti all’estero. Nel 2018 Simest ha amministrato 800 progetti per un valore complessivo di 400 milioni di euro, all’interno di un più ampio portafoglio di oltre 1 miliardo di euro. Il sostegno fornito da Simest alle attività di Napag rientrava nelle più ampie operazioni di investimento di Simest.

 

Presunti legami con Piero Amara

 

Con lo sviluppo di Napag Italia, essa si è avvalsa dei servizi di consulenza e assistenza dell’avvocato Piero Amara per la parte contrattuale. Lo studio dell’ Avv.  Amara era l’unico studio legale con sede a Roma che avesse un’esperienza rilevante nel settore del petrolio e del gas. Gia’ consulente di ENI e di altre compagnie petrolifere e del gas, pertanto aveva senso istruire qualcuno con esperienza nel settore. Nell’ambito dei servizi legali esterni forniti dallo studio dell’ avv. Amara a Napag Italia, La dott.ssa Panebianco avendo un master specilizzato in negoziazione petrolifera provenienti dagli uffici dell’avv. Amara, prestava assistenza sugli aspetti tecnici dei contratti in corso di stipula da parte di Napag Italia, e’ stata ufficialmente assegnata a Napag Italia e, pertanto, ha corrisposto tramite indirizzo di posta elettronica con il dominio “@napag.com”. È prassi abituale nel settore legale inviare gli avvocati di uno studio legale ad un cliente per un periodo di distacco temporaneo.

 

Napag ha storicamente condiviso uffici con altre aziende su base standard di subaffitto. In precedenza, Napag ha condiviso uffici in via della Fontanella Di Borghese con altre due società.

 

A causa della sua rapida crescita, nel febbraio 2017 Napag Italia ha deciso di rinnovare il proprio consiglio di amministrazione con l’obiettivo di inserire persone esperte che potessero consigliare la società in merito alla sua più ampia strategia. Tutti i membri del nuovo consiglio di amministrazione erano esperti, provenienti da altri consigli di amministrazione ed organizzazioni, e sono stati reclutati per la loro competenza. L’arresto del sig. Amara, e le perquisizioni dei suoi uffici successive al suo arresto, non hanno alcun rapporto con Napag Italia, e con i successivi cambiamenti nel consiglio di amministrazione di Napag. Come già detto, L’avv. Amara è stato sempre e solo un avvocato esterno incaricato da Napag Italia. Non ha mai avuto alcun ruolo nelle questioni societarie e il suo mandato è cessato prima della costituzione di Napag Trading.

 

La transazione Hdpe

 

Napag Italia ha iniziato a condurre operazioni di maggiori dimensioni, con somme di denaro più consistenti. È in questo contesto che ha acquisito Hdpe nell’aprile del 2018, con l’obiettivo di rivendere tale prodotto ad ENI. In quel momento Napag Italia era il principale proprietario del carico e lo rivendeva, come è prassi abituale nell’industria petrolifera. In seguito, però, ENI decise di rescindere il contratto. Le parti si confrontarono per concordare le condizioni di rescissione del contratto. Non ci fu alcuna controversia legale e le parti raggiunsero rapidamente un accordo sui termini della risoluzione. Entrambe le parti hanno tratto profitto dalla transazione a causa dell’aumento del prezzo di mercato per Hdpe. Napag non ha debiti con ENI ed ENI non ha pagato denaro a Napag per conto di terzi.

 

L’accordo Virgin Nafta

 

Le affermazioni avanzate nell’articolo pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 9 novembre 2019 in relazione a questo affare sono respinte nella loro interezza. Dopo l’acquisizione del carico, Napag ne ha assunto la proprietà al momento dell’arrivo in porto, dopo i necessari controlli della relativa documentazione e della qualità del carico da parte della dogana e delle autorità portuali.

 

La transazione è stata conclusa oltre 12 mesi fa, e Napag non ha mai ricevuto alcun reclamo o contestazione di alcun tipo, sia in relazione a questo accordo in generale, sia in relazione al carico Virgin Nafta in modo specifico.

 

Il carico di petrolio della White Moon

 

Nella prima metà del 2019, Napag Trading è stata la principale parte in causa nella vendita di un carico di petrolio su base “Free On Board” in Iraq. Tale carico è stato poi trasportato dalla nave “White Moon”, noleggiata da ENI e per cui ENI era l’acquirente finale. Il carico fu venduto dalla compagnia petrolifera statale irachena Somo ad un terzo, che lo vendette a Napag. A sua volta, Napag vendette il carico alla compagnia energetica nigeriana Oando, che a sua volta lo rivendette ad ENI.

 

All’arrivo in Italia, le analisi effettuate sul carico rivelarono che il petrolio aveva un contenuto percentuale di zolfo inferiore, sebbene ENI avesse già testato il carico al porto di imbarco e accettato come da contratto. ENI rifiutò il carico a causa di problemi relativi alla qualità dello stesso. Il carico fu rivenduto a Oando, e poi a Napag, che lo rivendette al fornitore, con una notevole perdita finanziaria. La Somo negò che il carico di petrolio provenisse da loro. Indagando sulla posizione, emerse che i transponder della nave “White Moon” noleggiata da ENI erano stati spenti per un certo periodo di tempo, impedendo la rintracciabilità delle rotte della nave. L’implicazione logica è che durante il periodo di tempo in cui la nave non era rintracciabile, il carico venne sostituito con uno diverso.

 

Napag e il signor Mazzagatti negano con veemenza qualsiasi illecito in materia. Napag non ha mai manomesso alcun carico di petrolio. Nello svolgimento del suo ruolo in queste transazioni, ha rispettato tutte le norme applicabili. Le analisi effettuate da ENI e Oando non hanno stabilito l’origine del petrolio come iraniano e, nonostante la Somo sostenga il contrario, la corrispondenza e-mail inviata da Somo certifica che il carico era di loro proprietà (certificando quindi che era di origine irachena). Queste e-mail furono inviate anche a ENI e Oando. Ci è stato comunicato che la stessa ENI ha assicurato per iscritto agli operatori che il carico non proveniva da un paese non sanzionato. I commenti sull’origine del petrolio sono puramente speculativi, e nel caso in cui tali speculazioni fossero corrette, né Napag né il sig. Mazzagatti hanno avuto alcun ruolo in alcun illecito in relazione a questa vicenda. Essi ritengono che il motivo per cui ENI ha rifiutato il carico non sia legato alla qualità del petrolio, ma piuttosto a “guerre interne” di ENI (come menzionato nel secondo articolo de L’Espresso) e al contenzioso tra il management di ENI e il sig. Amara e tra la stessa Eni Trading  & Shipping e la Eni refining & Marketing.

 

Per tale transazione Napag si è avvalsa di una consulenza legale, e ha ricevuto l’assicurazione di non aver violato alcuna delle norme di legge in materia. L’OFAC non ha intrapreso alcuna iniziativa per indagare sulla vicenda.

 

Le indagini della procura

 

Napag ha presentato richieste alle Procure della Repubblica di Roma, Milano e Messina per accertare quali indagini siano attualmente in corso contro la società. Ne risulta che è in corso una sola indagine sulle attività di Napag, contrariamente a quanto falsamente sostenuto negli articoli. Tale indagine è in corso presso la sede di Milano (a seguito di un trasferimento dell’indagine dalla sede di Roma, dove ha avuto origine) e riguarda il coinvolgimento del sig. Mazzagatti nell’affare Hdpe, come sopra indicato.

 

 

 

 

Per ulteriori informazioni, si prega di contattare Nigel Tait (nigel.tait@carter-ruck.com).